Elisabetta Cappelli

Violenza di genere, violenza intrafamiliare e violenza assistita

Mi sono avvicinata al tema della violenza di genere nel 2017 e, da allora, ho continuato a formarmi e a lavorare in questo ambito.

Due mani che si stringono, immagine di accompagnamento al percorso su violenza di genere

Il mio lavoro in questo ambito

Sono socia e collaboratrice dell’Associazione Frida di San Miniato, dove mi occupo del sostegno alle donne che vivono situazioni di violenza e dell’attenzione ai loro figli, con particolare riferimento alla violenza assistita e al sostegno alla genitorialità.

Nel lavoro con donne e minori ritengo fondamentale offrire uno spazio di ascolto, accoglienza e non giudizio, rispettando i tempi e le scelte di ogni persona e accompagnandola nel riconoscimento delle proprie risorse e nella costruzione del proprio percorso.

Dal 2023 sono inoltre referente dei percorsi di sensibilizzazione nelle scuole, coordinando progetti promossi dalla Regione Toscana e dalla Provincia di Pisa, realizzati nelle scuole del territorio del Valdarno Inferiore. Attraverso questi progetti mi occupo di promuovere una maggiore consapevolezza sui temi della violenza di genere, degli stereotipi e delle relazioni, lavorando sulla prevenzione della violenza e sulla promozione di valori quali rispetto, gentilezza, parità e collaborazione.

Di cosa parliamo quando parliamo di violenza?

La violenza di genere è una forma di violenza che colpisce le donne in quanto tali e che affonda le proprie radici nella disuguaglianza e negli stereotipi legati al genere, propri di una cultura patriarcale. Può assumere forme diverse: fisica, psicologica, sessuale ed economica, fino a comprendere comportamenti persecutori e di controllo, come lo stalking.

La violenza all’interno di una relazione non è un semplice conflitto tra due persone. Nel conflitto, infatti, le persone possono trovarsi in disaccordo mantenendo una sostanziale reciprocità e la possibilità di confrontarsi e negoziare. Nella violenza, invece, si crea una relazione caratterizzata da uno squilibrio di potere e da dinamiche di controllo, che possono progressivamente limitare la libertà, l’autonomia e la possibilità di scelta della persona che la subisce.

Uscire da una situazione di violenza può essere un percorso complesso e richiedere tempo. La violenza può infatti modificare progressivamente il modo in cui la donna percepisce se stessa, la relazione e le proprie possibilità, rendendo difficile riconoscere la situazione e immaginare una via d’uscita. Per questo è importante poter contare su una rete di sostegno, anche attraverso i Centri Antiviolenza, capace di accompagnare la donna senza sostituirsi alle sue decisioni.

Talvolta, gli effetti della violenza possono lasciare ferite profonde che continuano a influenzare la vita della donna anche dopo l’uscita dalla situazione violenta. In questi casi, un percorso di supporto psicologico può offrire uno spazio per elaborare le esperienze vissute, comprendere le proprie reazioni e ritrovare progressivamente fiducia in se stessa e nelle proprie possibilità.

Quando si sceglie di intraprendere un percorso di supporto psicologico in seguito a esperienze di violenza, è importante che questo venga svolto da professionisti adeguatamente formati sul tema della violenza e sulle sue possibili conseguenze, così da poter accogliere e accompagnare la persona con competenza, senza giudizio e nel rispetto dei suoi tempi e delle sue scelte.

La violenza assistita

Quando la violenza avviene all’interno della famiglia, anche bambini e adolescenti possono esserne coinvolti, anche quando non sono direttamente destinatari degli atti violenti.

Si parla di violenza assistita quando un minore assiste, percepisce o viene a conoscenza di comportamenti violenti agiti nei confronti di una persona significativa. Un bambino non deve necessariamente vedere direttamente un episodio di violenza per esserne coinvolto: vivere in un ambiente caratterizzato da paura, minacce, controllo o violenza può avere conseguenze sul suo benessere e sul suo sviluppo.

Il disagio può manifestarsi in modi differenti a seconda dell’età e delle caratteristiche del bambino o del ragazzo, attraverso difficoltà emotive, ansia, difficoltà comportamentali, scolastiche o relazionali, alterazioni del sonno o altre forme di malessere.

Per questo considero importante guardare al minore non come semplice spettatore della violenza, ma come persona coinvolta, con propri vissuti e bisogni, che necessita di ascolto e attenzione.

Anche la violenza assistita può lasciare tracce profonde che possono riemergere o influenzare la persona anche a distanza di molti anni. Offrire un supporto psicologico a chi ha vissuto queste esperienze significa anche aiutarlo a comprendere e rielaborare i propri vissuti, compresi quei sentimenti di responsabilità e colpa che talvolta possono accompagnare, anche in modo silenzioso, chi è cresciuto in un contesto di violenza.

Anche in questo caso, un eventuale percorso di supporto psicologico richiede competenze specifiche sul trauma, sulla violenza assistita e sulle diverse fasi dello sviluppo, affinché il minore possa essere accompagnato con attenzione e rispetto delle proprie caratteristiche e dei propri tempi.

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